
I Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Foggia, all’esito di una complessa attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia, hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misure cautelari personali emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari nei confronti di 11 soggetti gravemente indiziati, a vario titolo, dei reati di traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti. Il provvedimento cautelare, eseguito nei Comuni di Foggia, Cerignola e San Giovanni Rotondo, ha disposto 4 misure di custodia cautelare in carcere, 3 arresti domiciliari, 3obblighi di dimora nel Comune di residenza e 1 obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria L’operazione rappresenta il risultato di un’articolata indagine sviluppata dal Nucleo PEF e dal Gruppo Foggia, che ha consentito di ricostruire un consolidato sistema di approvvigionamento, custodia e distribuzione di sostanze stupefacenti operante nella Capitanata. Le indagini, condotte mediante attività tecniche, servizi di osservazione, controllo e pedinamento, nonché attraverso numerosi riscontri investigativi, hanno permesso di delineare le principali direttrici del traffico di droga e di individuare i soggetti coinvolti nelle diverse fasi della filiera illecita, dall’acquisizione dello stupefacente fino alla successiva commercializzazione al dettaglio. È stata così accertata l’esistenza di una capillare rete di spaccio avente quale principale riferimento operativo il capoluogo dauno con ramificazioni anche nel territorio di San Giovanni Rotondo. Le risultanze investigative hanno consentito di individuare i luoghi utilizzati per la custodia dello stupefacente e di ricostruire le modalità adottate dagli indagati per sottrarlo a eventuali controlli delle Forze di polizia. In particolare, è emerso come una parte delle sostanze fosse detenuta presso le abitazioni degli stessi indagati, mentre quantitativi più rilevanti venivano occultati in immobili messi a disposizione anche da soggetti estranei all’attività illecita, così da ridurre il rischio di sequestri e rinvenimenti.
L’attività d’indagine ha altresì evidenziato una significativa capacità organizzativa da parte degli indagati e una particolare spregiudicatezza nella prosecuzione delle condotte illecite. Tra i soggetti coinvolti figurano infatti anche persone già sottoposte alla misura cautelare degli arresti domiciliari per reati in materia di stupefacenti che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero continuato a gestire l’attività di spaccio direttamente dalle proprie abitazioni. Particolare rilievo assume il rinvenimento e il sequestro, oltre che di cocaina e marijuana, di una particolare qualità di hashish comunemente denominata “Mousse”, sostanza particolarmente richiesta nel mercato illecito. Le analisi di laboratorio eseguite sui hanno evidenziato una concentrazione di principio attivo THC compresa tra il 70% e l’85%, valore particolarmente elevato e tale da determinare effetti psicoattivi intensi, con potenziali conseguenze dannose per la salute dei consumatori. Nel corso dell’intera attività investigativa sono stati:
• sottoposti a sequestro circa 5 kg di sostanze stupefacenti tra hashish, marijuana e cocaina;
• tratti in arresto, in flagranza di reato, 3 soggetti;
• denunciati a piede libero ulteriori 3 soggetti;
• segnalati 5 soggetti per detenzione di sostanze stupefacenti per uso personale, ai sensi dell’art. 75 del D.P.R. n. 309/1990.
L’odierna operazione conferma il costante impegno della Guardia di Finanza nel contrasto al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, fenomeni criminali che generano rilevanti profitti illeciti, alimentano ulteriori circuiti di illegalità e producono significative ricadute sul tessuto economico e sociale dei territori interessati. Il risultato conseguito si inserisce nel più ampio dispositivo di controllo economico del territorio assicurato dal Corpo, volto a tutelare la legalità e a prevenire e reprimere le attività criminali che minacciano la sicurezza dei cittadini e, in particolare, delle fasce più vulnerabili della popolazione. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e gli indagati, le cui posizioni sono al vaglio dell’Autorità Giudiziaria, non possono essere considerati colpevoli fino alla eventuale pronuncia di una sentenza di condanna definitiva.

